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Autore Topic: Platone (Aristocle)  (Letto 49 volte)
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« il: Febbraio 02, 2010, 16:35:27 »


La vita
Platone nasce ad Atene nel 428 o 427 a.C. da una famiglia aristocratica durante il periodo della guerra del Peloponneso con la quale inizia il declino delle poleis, che non sono in grado di opporsi alla minaccia macedone. Platone, come molti allievi di Socrate, avverte la condanna a morte del loro maestro come un fondamentale bisogno di rinnovamento della politica, la quale per poter essere amministrata in modo giusto deve essere praticata dai filosofi che sanno dare un valore universale alla giustizia. Le informazioni circa la vita di Platone (soprannome datogli o per il vigore fisico e per l'ampiezza del suo pensiero) provengono soprattutto dalla Lettera VII, 13 lettere a lui attribuite (che siano state scritte da lui non è sicuro al 100% ma sono sicuramente testi affidabili, se non scritti da lui scritti da una persona a lui vicinissima). Platone inizia la sua carriera dedicandosi alla politica e nel 404  accetta di collaborare con la tirannia dei Trenta, ma quando questi entrano in conflitto con Socrate, Platone si allontana da essi. Con la morte di Socrate (avvenuta nel 399 a.C.) Platone decide di abbandonare la città di Atente ed inizia il suo viaggio: prima si reca in Egitto ove ha occasione di approfondire le sue conoscenze matematiche, successivamente si reca nell'Italia meridionale a Taranto dove governa Archita e a Siracusa sotto la tirannia di Dionisio il Vecchio. Rimane deluso da come le persone locali sono mal governate e si ritengono felici semplicemente perché hanno la possibilità di consumare i loro beni in piaceri materiali. Platone è appoggiato nei suoi pensieri da Dione, cognato di Dionisio. Platone viene successivamente imprigionato e venduto come schiavo da Dionisio perchè quest'ultimo viene rimproverato da Platone. Riesce fortunatamente a salvarsi grazie al riscatto di Anicenide di Cirene ed può tornare in patria. Torna ad Atene acquista un terreno e fonda l'Accademia, nella quale si distacca dalla polis (anche se guarda ad essa con molto interesse) e istruisce i suoi allievi per renderli dei "lavoratori di pensiero" ovvero filosofi. La filosofia viene studiata alla fine di un ciclo di studi scientifici come ad esempio lo studio della matematica. Dopo circa venti anni nel 367 viene chiamato a Siracusa da Dionisio il Giovane come consigliere politico. Platone accetta molto volentieri anche per dimostrarsi che non è <<un uomo capace solo di parole>> Ma a causa di alcuni litigi tra Dione e Dionisio è costretto nel 364 ad abbandonare la città e tornare ad insegnare all'accademia. Viene nuovamente chiamato nel 361 dallo stesso Dinisio ma fallisce, infatti il governante di Siracusa (Dionisio) riduce ad alcune formule banali il profondo discorso di Platone e si rifiuta di richiamarlo dall'esilio. Platone quasi schiavo viene riscattato nuovamente grazie ad Archita e torna definitivamente ad Atente nel 360. In seguito Dione, raccolto un esercito occupa Siracusa, ma Platone si distacca da questa "rivolta" e prende le distanze, Dione viene successivamente assassinato e Platone (probabilmente) scrive la Lettera VII ai parenti di Dione per dichiararsi estraneo alla congiura.

Le opere

Possiamo suddividere le opere di Platone in tre gruppi distinti:
-Le opere giovanili composte tra il 398 e il 388 sono: Apologia di Socrate (un testo di autodifesa da parte di Socrate), Critone, Ione, Eutifrone, Carmide (nella quale parla dei valori e delle virtù), Lachete, Liside, Ippia Maggiore (discorso sull'eros), Ippia Minore, Protagora (attacco ai sofisti).
-Le opere della maturità tra il 387 e il 367 sono Gorgia (attacco ai sofisti), Menone (storia di uno schiavo che grazie a Socrate dimostra autonomamente il teorema di Pitagora), Fedone (circa l'immortalità dell'anima), Eutidemo, Menesseno, Clitofonte, Repubblica, Cratilo (sulla natura del linguaggio), Simposio (discorso tra Socrate ed alcuni che banchettano sull'eros), Fedro (Dottine).
-Le opere dell'anzianità tra il 366 e la sua morte (347) che sono Teeteto (circa la scienza), Parmenide (sulla dialettica), Sofista (contro i sofisti), Politico (revisione della Repubblica sulla democrazia), Filebo (discussione tra il finito e l'infinito), Crizia, Timeo (sulle origini), Leggi (discussione contro la sua opera Repubblica).

Lo stile
Platone (salvo nell'Apologia di Socrate e nelle lettere) usa uno stile dialogico ereditato dal dialogo Socratico, anche se non ha nulla in comune con Socrate dato che quest'ultimo aveva una concezione della filosofia umanistica a differenza di Platone che era un metafisico e sistematico. All'inizio quando l'influenza di Socrate è ancora molto forte Platone basa i suoi testi sul dialogo, successivamente il dialogo in se scompare e Platone effettua discorsi fortemente ideologici rapportando la sua anima a se. I problemi però erano vari nei testi scritti, infatti il testo è statico, fermo, immobile a differenza della parola che è dinamica e quindi non vi erano possibilità di replica, inoltre era possibile che alcune parti venissero fraintese e non fosse possibile spiegare il significato della parte fraintesa. Platone spesso ricorre ai miti per spiegare ciò cui non si può arrivare con il ragionamento. Il mito deve spiegare in moto veritiero i vuoti della filosofia.  Per i non filosofi il mito è un potente strumento di persuasione, molto utile anche al filosofo in quanto lo spinge oltre i limiti del ragionamento ed induce alla riflessione.

Socrate e Sofisti
Platone inizia il suo iter filosofico dalla svalutazione delle opinioni attaccando i Sofisti. Infatti crede che non è possibile ottenere il bene (come dicevano i sofisti) perché non si sa cosa è il bene, secondo il relativismo tutto può e non può essere il bene. A questo proposito crea la metafora del medico del ginnasta e del cuoco. I veri filosofi (come lui), come la medicina e la ginnastica per la vita materiale, pensano alla cura dell'anima, mentre il cuoco pensa solo al bene apparente senza notare ciò che è bene per la vita materiale (e quindi i Sofisti, considerati pseudo-filosofi,  fanno solo retorica che è indifferente ed impotente per la cura dell'anima). Per Platone invece il bene è rappresentato dalla giustizia che è un valore eterno. Platone parte da Socrate, ma si spinge oltre, superandolo, infatti Platone non è sicuro che i valori universali possano essere raggiunti dopo la ricerca con il dialogo, infatti si possono dire in vari modi, sono soggetti alle opinioni e non si arriva ad una concezione sicura dei valori universali (Socrate infatti è colui che non sa). Platone quindi va alla ricerca di valori universali, immutabili, eterni che trova nella dottrina delle idee.

Le idee
La parola idea deriva dal greco idéin "vedere". Vedere ma non con gli occhi sensibili ma vedere attraverso gli occhi della mente. Le idee sono realtà immutabili, statiche, fisse. A differenza delle cose sensibili che possono cambiare le idee sono sempre e comunque indipendentemente dal mondo sensibile. Anche se un'idea non è presente nel mondo materiale essa esiste sempre. Vi è quindi un dualismo ontologico, ovvero la divisione dell'essere in due livelli quello sensibile e quello delle idee.
Le idee sono anche dei "paradigmi" del mondo sensibile infatti una cosa bella o una cosa giusta ecc. si "ispirano" partecipando all'idea della bellezza o della giustizia. Le idee sono la perfezione di quella virtù. Una cosa non bella o non giusta non sono tali perchè partecipano all'idea di bruttezza o ingiustizia bensì perchè non partecipano all'idea di belelzza e di giustizia. Le idee sono le cose che permettono ad una cosa sensibile di essere bella/giusta ecc. Le idee sono il criterio di giudizio delle cose e la causa del loro esistere. Le idee sono in sé e per sé  sono indipendenti, assolute e autosufficienti. Le idee sono idealmente collocate nell'Iperuranio  una realtà che è accessibile solo con il ragionamento e con il pensiero. Nell'iperuranio vi sono anche le idee matematiche/geometriche  vi sono le idee di triangolo, quadrato, pentagono, esagono ecc. che nel mondo sensibile sono tali perchè partecipano all'idea nonostante ogni volta siano diversi le dimostrazioni sono sempre valide. Generalizzando nel mondo sensibile le cose sono molto differenti tra loro ma indipendentemente da questo partecipano all'idea dell'entità. Ad esempio i cavalli sono molto differenti tra loro (colore del pelo, maculazioni, struttura, peso...) però partecipa sempre all'idea di cavallo.
Gli esseri sensibili hanno due rapporti con le idee:
-quello di imitazione (mimesis): ovvero le cose sensibili riflettono in maniera imperfetta le idee
-quello di partecipazione (méthexis): ovvero le cose sensibili hanno dentro di sé le idee, anche se in quantita minima.
Le idee sono la causa delle cose sensibili ovvero il principio. Un cavallo è tale perchè partecipa all'idea del cavallo.
Le cose sensibili possono partecipare a più idee e le idee possono convivere indipendentemente.
Tutte le idee sono sottoposte all'idea del bene, l'idea principale che è al vertice della gerarchia delle idee. Il bene è generatore e causa dell'esistenza delle idee.


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« Ultima modifica: Febbraio 14, 2010, 09:55:25 Ltk_Sim » Loggato
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